RiFF19: i 9 titoli in concorso nella sezione Virtual Reality

Al via oggi la competizione di corti al RiFF19, quest’anno con una sezione speciale dedicata alla Virtual Reality. Ecco i 9 titoli in concorso

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La Virtual Reality al River Film Festival #RiFF19

Con la giornata di oggi prende il via la fase concorsuale del River Film Festival, alla sua 13esima edizione, e lo fa partendo proprio dalla grossa novità di quest’anno: la nuova sezione Virtual Reality dedicata alle opere create tramite questo entusiasmante media.

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“Il River Film Festival apre le porte alla Virtual Reality, la più innovativa e coinvolgente tecnologia cinematografica del momento. Le opere selezionate, realizzate da autori capaci di esplorare in maniera del tutto personale le possibilità offerte da questo nuovo mezzo espressivo, ci condurranno in un viaggio al confine tra realtà virtuale e virtualità reale. Legandosi al progetto triennale River College Virtual Reality, ideato dall’Associazione Researching Movie, la sezione VR della 13°edizione del RiFF rappresenta uno dei rari esempi di competizione assoluta di film in realtà virtuale in un festival cinematografico internazionale”

Dal Catalogo del RiFF19

La scelta di inserire questa sezione al RiFF19 nasce dal progetto collaterale sviluppato dallassociazione Researching Movie e intitolato River College VR (RCVR): un percorso di formazione triennale dedicato a quanti vogliono conoscere meglio questo media e finalizzato alla produzione di un’installazione in realtà virtuale ispirata alla Cappella degli Scrovegni.

Il RCVR si è aperto lo scorso marzo con le giornate studio al Museo degli Eremitani, ad ingresso libero e che hanno visto la partecipazione di alcune figure chiave che oggi operano nella VR, sia in ambito italiano che internazionale, e un approccio multidisciplinare che è stato fondamentale per attirare l’attenzione di un pubblico quanto mai eterogeneo.

Chi volesse sapere di più sulle giornate studio può recuperare i video dei panel condivisi alla pagina Youtube del festival, seguire la loro pagina su Facebook o far riferimento a questo articolo (disponibile solamente in inglese).

Virtual Reality: che cosa ci aspetta al RiFF19?

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9 i corti in concorso al RiFF19 che potranno essere vissuti – e non uso a caso questo termine – a partire dalle ore 18.00 e fino alle ore 22.00 ogni sera da oggi, 15 giugno, al 22 giugno incluso.

Per chi non avesse ancora provato la VR, finalmente l’occasione di entrare in contatto con essa e farlo in una location d’eccezione: il Propileo di Porta Ognissanti a Padova.

Ecco i titoli in concorso.


SENEGAL DETOUR Stefano Sburlati | Italia 2019 | 10 min.

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Sinossi

Se il cambiamento climatico è un fenomeno globale, i suoi effetti variano molto nel mondo, a seconda degli ecosistemi e delle economie. In Senegal sono causa di grandi problemi per l’ambiente, l’agricoltura e le persone.

Dichiarazione del regista

“ll titolo Senegal Detour fa riferimento alla duplice natura della parola detour: per me da un lato è lo spaesamento di fronte ai cambiamenti climatici e ai loro effetti, perchè il primo istinto è quello dell’impotenza, dall’altro detour come deviazione, scarto: il fonio potrebbe essere un piccolo tassello per affrontare l’impatto di un ambiente che cambia sotto i nostri occhi, rapidamente.

Ho usato la realtà virtuale perchè penso che sia un mezzo morto forte, con una carica immersiva che può dare una luce diversa sulle cose, sugli spazi. Inoltre, nel mio lavoro ho miscelato l’ambiente VR con il video tradizionale, sovrapponendo persone e situazioni in un gioco di rimandi al servizio della narrazione e del racconto”


RONE – Lester Francois | Australia 2018 | 8 min.

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Sinossi

L’opera mostra il ritratto dello street artist ‘Rone’, i cui straordinari ritratti di volti femminili adornano palazzi in disuso. Il film in 360°, interattivo e in VR, porta lo spettatore direttamente dentro il mondo dell’artista: troviamo i posti dove lavora, le stanze abbandonate, gli edifici in disuso e veniamo a conoscenza della sua filosofia.

Dichiarazione del regista

“Sono un fan dello street artist Rone. Mi capitava di incontrare, camminando per Melbourne, alcuni suoi bellissimi ritratti e li adoravo. L’artista è sempre stato per me un enigma e un giorno ho capito che avevo per le mani del materiale interessante per un documentario. L’ho contattato e mi ha risposto immediatamente e fin da subito si è dimostrato molto favorevole al progetto.

All’inizio avevo in programma di farne una serie TV sugli artisti di strada. Ho presentato l’idea ma non ha attirato l’attenzione. Però continuavo ad essere profondamente ispirato dalla storia e continuavo a filmare e mi sono reso presto conto che il modo migliore per raccontarla poteva essere quello della VR. Gli stessi edifici usati da Rone per le sue creazioni artistiche sono a modo loro dei personaggi. Filmare a 360 gradi mi permetteva di catturare gli spazi in un modo che potesse far sentire lo spettatore dentro nella scena e immerso in questi edifici abbandonati che sarebbe stato impossibile vedere in qualsiasi altra maniera”


RAIN OR SHINE – Felix Massie | Regno Unito 2018 | 5 min.

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Sinossi

“E’ un perfetto pomeriggio estivo a Londra; il sole splende, tutti se ne vanno in giro allegri e Ella vuole assolutamente indossare i suoi nuovi occhiali da sole. Che cosa potrebbe mai andare storto?”


OVERLOOKED – Carlos Oceguera | Canada 2018 | 9 min.

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Sinossi

Overlooked conduce attraverso cinque vignette in cui la morte e l’orrore si nascondono dietro ogni cosa. Ognuna racconta una storia tragica ambientata nel centro di Vancouver e viene raccontata da un narratore che le crede connesse nella loro desolazione. Con più di 2000 persone che vivono senza una casa per le strade di questa città, persone che magari neanche noti nella tua giornata, è possibile accorgersi che c’è un assassino che si aggira fra di loro?

Dichiarazione del regista

“Il film è il racconto drammatico di un’esperienza personale e di incontri che abbiamo avuto lungo le strade di Vancouver. Volevamo raccontare una storia che fosse significativa al di là del media che usavamo per descriverla, una storia sulla nostra comunità e il modo in cui ci relazioniamo gli uni agli altri in questa città.

Avevamo la possibilità di utilizzare la VR per condividere questa storia e anche se avevamo idee diverse in testa, all’epoca, abbiamo convenuto che il film dovesse essere radicato in qualcosa di personale. Avevamo la sensazione che questo avrebbe avvicinato il pubblico, non solamente per guardare un’animazione, ma per esplorare una situazione che viene sostanzialmente ignorata nel mondo reale. Certo, un cinema di tipo lineare apre le migliori finestre su una storia, ma la VR ti permette di entrare al suo interno e di decidere a cosa prestare attenzione una volta lì.

In questo senso la VR riproduce la realtà perché lo spettatore può decidere se notare il problema dei senzatetto o no e valutare le implicazioni di questa scelta attraverso le scene successive. Anche se solo per un istante, la VR ci permette di assumere la prospettiva sul mondo che ha una persona che non ha altra scelta se non quella di vivere e dormire lungo per strada


FLUCHTPUNKT – Béla Baptiste | Austria 2018 | 6 min.

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Sinossi

Carlotta è in ritardo per il suo spettacolo, ma il suo violento ex-fidanzato Raul la sta aspettando fuori dalla porta. Mentre il pubblico sta diventando sempre più impaziente, dei ladri scappano dalla polizia e si trovano bloccati in un vicolo cieco…

Dichiarazione del regista

Fluchtpunkt è un’esperienza cinematografica a 360 gradi. Indossando gli occhiali VR, ci troviamo nel punto di fuga di quattro stanze in un ambiente urbano e possiamo scegliere in quale delle stanze guardare. Il suono cambia con il campo visivo mentre giriamo la testa, quindi ascoltiamo ciò che vediamo e, come nella vita reale, anche in questo caso il suono è percepito a 360 gradi.

Un’esperienza audio spaziale che è diventata possibile solo poche settimane prima di terminare il nostro progetto e che rende Fluchtpunkt uno dei primi lavori di finzione in tutto il mondo che utilizzano questa nuova tecnica. Gli spettatori sperimentano una nuova forma di narrazione cinematografica, nella quale sono loro stessi a determinare il film che vedono. Quindi, anche se la storia è la stessa per ognuno, il film che viene visto è unico ogni volta.


PARIS TERROR THE HOSTAGES FROM HYPER CACHER – Ricarda Saleh | Germania 2018 | 11 min.

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Sinossi

Storia di tre sopravvissuti all’attacco antisemitico del 9 gennaio 2015 a Hyper Cacher, catena di supermercati ebraica, avvenuto due giorni dopo l’attentato a Charlie Hebdo.

Dichiarazione del regista

Paris Terror è un’animazione 2D/3D astratta in bianco e nero che fa rivivere l’esperienza dell’attacco in maniera rispettosa, che permette allo spettatore di comprendere come un evento simile può influenzare e traumatizzare le vittime anche a distanza di anni da quando è avvenuto.

“La VR è un media unico, in grado di creare un’esperienza emotiva completa e affrontare storie complesse. Personalmente, trovo un arricchimento il poter lavorare con questo media e venir sfidata dalla sua forma e dalle sue limitazioni. Le regole dello storytelling in un video a 360° e in VR non sono ancora definite e trovo che sia un momento bellissimo per affrontarne i limiti e lavorare con essa”


THE SUN LADIES – Christian Stephen e Celine Tricart | Stati Uniti 2018 | 6 min.

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Sinossi

The Sun Ladies VR accompagna lo spettatore in un intimo viaggio nelle vite di un gruppo di donne yazide che combattono contro l’ISIS in Iraq. Il racconto è narrato da Xate Singali, donna yazida che prima della guerra era una famosa cantante in Kurdistan ma che adesso, nella sua nuova vita, ha deciso di rischiare tutto e combattere in prima linea a fianco di quelle che considera come “figlie”.

Dichiarazione del regista

“Quando ho incontrato le Sun Ladies, sono rimasto sbalordita dalla loro incredibile forza e bellezza, ma ciò che mi ha colpito di più è stato vedere come eravamo simili. Se non per la divisa e le mitragliatrici, sono come tutte le altre donne che si intrecciano a vicenda i capelli e condividono le foto sui loro telefonini. Credo sia questa la ragione per cui il nostro film emoziona così tanto lo spettatore: non ci troviamo davanti a delle vittime della guerra per cui provare pena, ma neanche a delle supereroine simili a quelle che vediamo nei film. Quello che vediamo siamo me e te. Le Sun Ladies sono come noi, anche se il mondo che ci circonda è così diverso.

La cosa più importante è stato riuscire ad avvicinare il pubblico a queste donne e la realtà virtuale è proprio “trovarsi lì” ed empatia. È abbandonare il controllo totale che come registi amiamo avere e lasciare che ogni spettatore veda un film leggermente diverso da quello che abbiamo progettato. Quando guardi un film a 360 °, il pubblico decide, non noi, e questa è una delle tante cose che mi hanno affascinato e che più mi entusiasmano di questo mezzo”


OF THE TOTALITY OF SPACE – Elisa Zurlo | Italia 2019 | 5 min.

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Sinossi

“Of the Totality of Space” è un’opera in cui domina l’assenza di confine, uno spazio astratto che ha un carattere tattile non sintetico, in cui le persone fanno un viaggio, si trovano immerse in uno spazio blu in cui fluttuano cervelli e meduse. Un viaggio artistico e percettivo nello spazio virtuale che va oltre i pensieri, sposta i nostri sensi nell’infinito, in continua mutazione, annulla la separazione tra osservatore e oggetto osservato.

Non esiste più un riferimento spaziale ma un fluttuare di elementi: la medusa ‘Turritopsis nutricula’ nota come medusa immortale si alterna e si sovrappone con il cervello-pensiero che esplode, si identifica con l’infinito.

Dichiarazione del regista

Le VR è una di quelle tecnologie che hanno mutato la nostra percezione prospettica/visiva dell’uomo. Non mi sono mai sentita a mio agio nella narrativa classica, e le VR mi permettono di creare delle situazioni, dei “non luoghi” in cui i tempi di percezione si dilatano e la dimensione in cui abitiamo con tutti i sensi viene espansa perché l’esperienza non è più legata a uno spazio fisico.

La libertà dalla forma narrativa classica e la possibilità di scegliere da quale punto di vista guardare una determinata scena dà vita a potenzialità nuove: nella mente del fruitore si generano altre forme di immaginazione, uno spazio virtuale che va oltre i pensieri.

Il pubblico vive un’esperienza immersiva, non più osservatore passivo viene proiettato a sua volta in un mondo fatto di spazio, profondità, vita, e sogno.


HERMITAGE – Mikhail Antikov | Federazione Russa 2018 | 18 min.

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Sinossi

Basato sugli eventi chiave della storia del Museo Hermitage di San Pietroburgo, la storia si estende dall’era di Caterina Il fino ai giorni nostri. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Super8, Artecom Studios.

Dichiarazione del regista

L’Hermitage è una galleria d’arte, oggi, ma un tempo era la casa del Re: abbiamo usato la VR per trasformare gli spettatori in persone invisibili che potessero essere testimoni di quanto successo lì un secolo fa. Non ci interessava solamente girare un filmato, ma lavorare assieme alle persone del museo per ricreare un corretto uso delle parole, dei vestiti, della storia e della narrazione.

Cerco sempre di implementare questa tecnologia in modi positivi: il museo è il luogo dove la storia ci viene incontro e proprio per questo abbiamo deciso di usare la virtual reality letteralmente come una macchina del tempo.


Arrivederci a stasera al Riff19 per condividere assieme arte, storie… e scoperte.

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