Realtà Virtuale e Psicologia: intervista ad Andrea Gaggioli

Prosegue il viaggio alla scoperta delle applicazioni della Virtual Reality: il suo ruolo nella psicologia raccontato da Andrea Gaggioli, Professore Ordinario di Psicologia Generale all’Università Cattolica di Milano.


Lo scorso 20 maggio a Milano si è svolto un convegno dal titolo “Transformative Media. Designing Digital Experiences for Positive Change” organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con il Centro di studi e ricerche di psicologia della comunicazione – CSRPC (qui il programma).

L’evento è una delle molteplici attività che vengono portate avanti in ambito accademico, in Italia, in relazione alle nuove tecnologie, ai media trasformativi e alla virtual reality stessa (si veda, fra gli altri, il lavoro dell’HIT – Human inspired Technologies Research Centre dell’Università degli Studi di Padova).

A sinistra, un’immagine dei partecipanti al River College VR che visitano l’HIT. A destra, alcune immagini esplicative dei lavori di ricerca portati avanti dal Centro.

Al convegno di Milano, a cui ha preso parte con un intervento anche Alice Chirico, già panelist alle giornate studio del River College VR lo scorso marzo a Padova (di cui abbiamo parlato in questo articolo), ha visto la presenza di alcune delle più eminenti figure che in Italia (e non solo), oggi, seguono la virtual reality in ambito di cura e psicologico.

Andrea Gaggioli è una di queste. Professore ordinario di Psicologia Generale alla Cattolica, si è occupato di ricerca nell’ambito dei processi cognitivi implicati dalle tecnologie virtuali e delle loro applicazioni nella promozione del benessere psico-fisico e dell’empowerment (“Tecnologia Positiva”).

L’abbiamo contattato per farci raccontare che relazione intercorre oggi fra la psicologia e la VR in particolare e, ovviamente, per scoprire meglio quanto fatto dalla Cattolica a questo riguardo. Ecco cosa ci ha raccontato.


Andrea Gaggioli: la VR come strumento per trasformare l’esperienza umana

Una domanda generale per introdurre il tema a chi ancora poco lo conosce. VR e psicologia oggi: a che punto siamo e qual è il punto di forza principale dell’utilizzo di questo strumento in ambito psicologico?

La VR è una tecnologia che consente di creare esperienze generate dal computer che permettono alle persone di agire in un ambiente simulato come se si trattasse di un ambiente reale. Per queste caratteristiche, essa rappresenta uno strumento che ha molti vantaggi in ambito psicologico.

Come noto, la psicologia studia il comportamento – normale e patologico – degli esseri umani nei contesti di vita. La VR consente di ricreare situazioni che riproducono condizioni “naturalistiche” con un elevato grado di realismo percettivo, quindi rappresenta una sorta di “laboratorio ecologico” dove è possibile osservare e misurare con accuratezza, ad esempio, come una persona risponde a un determinato stimolo.

Nel contesto clinico, la VR ha dimostrato di essere un approccio efficace per simulare situazioni potenzialmente critiche per il paziente, con la supervisione del terapeuta. L’obiettivo è aiutare il paziente ad apprendere a gestire e regolare le emozioni negative che queste situazioni innescano. Le ricerche hanno evidenziato che la terapia virtuale è particolarmente efficace nelle fobie, nel disturbo post-traumatico da stress, nel trattamento del dolore e nei disturbi alimentari, ma sono attive sperimentazioni a livello internazionale che stanno esplorando il potenziale di questo approccio in molti altri disturbi.     

Si sente spesso discutere la cosa ed è inevitabile chiedere anche la sua opinione in merito: quali sono secondo lei i rischi maggiori da monitorare nell’uso della virtual reality oggi? E in che maniera i vostri studi vi stanno facendo fronte? 

La Realtà Virtuale non è solo una tecnologia, ma – come dimostrano gli studi che la applicano con successo in ambito clinico – anche uno straordinario strumento per trasformare l’esperienza umana. Ne sono esempio le ricerche in ambito neuroscientifico che dimostrano come la VR può essere utilizzata per indurre alterazioni della percezione corporea, suscitare emozioni profonde e complesse, modulare la neuroplasticità cerebrale (a/n: si vedano a riguardo, fra le altre, le pubblicazioni di Giuseppe Riva sui disturbi alimentari, reperibili a questo link).

I risultati di questi studi rappresentano solo i primi passi verso lo sviluppo di metodi sempre più avanzati per manipolare e alterare l’esperienza, soprattutto in relazione alla crescente convergenza alla quale stiamo assistendo tra VR e le cosiddette neurotecnologie.

Uno scenario che indubbiamente ci interroga rispetto a strumenti che in futuro saranno potenzialmente in grado di trasformare l’identità di un individuo. Si tratta di una presa di consapevolezza auspicata per primi da autorevoli ricercatori di questo settore, come Michael Madary e Thomas K. Metzinger, che hanno recentemente sviluppato delle linee guida di tipo etico riguardo all’uso della RV.

Per sfruttare l’intero potenziale della realtà virtuale e aumentata nell’educazione, nella riabilitazione e nel benessere mentale è importante rivolgersi a discipline – come appunto l’arte, lo storytelling e il design – che sono in costante dialogo con l’universo emotivo umano

Il 20 maggio avete tenuto un interessante simposio alla Cattolica sui media trasformativi. Ci riassume quelli che, a suo parere, sono stati i contenuti principali emersi nel corso della giornata? 

L’evento “Transformative Media” aveva come obiettivo inquadrare il potenziale delle tecnologie simulative in una prospettiva più ampia, in grado di considerare e includere il ruolo che non solo le neuroscienze, ma anche il design e i linguaggi dell’arte possono svolgere nella progettazione di esperienze trasformative in grado di promuovere il cambiamento positivo a livello individuale e sociale.

Un’immagine dal convegno del 20 maggio, per gentile concessione dell’Università Cattolica

Durante la discussione è emerso con chiarezza che per sfruttare l’intero potenziale della realtà virtuale e aumentata nell’educazione, nella riabilitazione e nel benessere mentale è importante rivolgersi a discipline – come appunto l’arte, lo storytelling e il design – che sono in costante dialogo con l’universo emotivo umano, e che quindi possono offrire indicazioni importanti per progettare esperienze dall’elevato potenziale trasformativo.

L’evento di maggio è un esempio di ciò che la vostra università fa in tema virtual reality. Ci può raccontare in che maniera coinvolgete i vostri studenti sull’argomento e quali sono le principali attività sulla VR che state portando avanti a livello scientifico?

La nostra Facoltà ha attivato diverse opportunità di formazione sul potenziale delle nuove tecnologie, inclusa la Realtà Virtuale, nell’ambito psicologico. Ad esempio, l’insegnamento Psicotecnologie per il Benessere, tenuto dal Prof. Giuseppe Riva e dal sottoscritto nell’ambito del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia per il Benessere, affronta proprio questo tema.

A livello scientifico le tematiche di ricerca in questo ambito sono molto variegate e ampie, spaziando dalla clinica, alla neuro-riabilitazione allo studio dell’esperienza virtuale e dei fattori che la influenzano.

Quanto all’aspetto della divulgazione, cerchiamo, nei limiti delle nostre possibilità, di estendere il dialogo alle organizzazioni, alle aziende e a tutti i potenziali stakeholder dei media trasformativi. Il nostro obiettivo è sviluppare una comunità di pratica intorno a questa visione, anche e soprattutto per dare impulso alle applicazioni e alle iniziative imprenditoriali.

Sono convinto che le tecnologie digitali avranno un enorme impatto nella salute mentale, ma sono altrettanto persuaso che questo potenziale potrà tradursi in benefici estesi a tutti solo se le aziende cominceranno a investire in questo settore in modo più strutturato e sistematico.

Da quanto visto al simposio, e in generale considerando le varie attività di cui abbiamo discusso, quali sono le direzioni più interessanti verso cui ci stiamo muovendo oggi con la virtual reality? 

Io penso che la VR sia un punto di partenza e non di arrivo. Credo che con l’avvento delle tecnologie 5G e 6G e la progressiva ibridazione tra mondo “fisico” e “digitale” in futuro sarà difficile individuare correttamente il confine tra reale e virtuale. L’unità di analisi fondamentale sarà sempre di più l’esperienza, la sua struttura e la sua trasformazione.   

Alle giornate studio del River College VR di Padova, a cui ha partecipato anche la vostra dottoranda Alice Chirico con un interessantissimo panel sul concetto di awe, è emersa forte la necessità di fare network in territorio italiano sull’argomento virtual reality, preferibilmente adottando un approccio multidisciplinare. Qual è la sua opinione in merito? Come ritiene sarebbe da muoversi da qui in avanti? 

Senza dubbio la prospettiva dei media trasformativi è una prospettiva multidisciplinare. Per sostenerla, è necessario costruire reti ampie che includano il mondo scientifico, i provider di contenuti e di soluzioni tecnologiche, ma anche e soprattutto gli stakeholder (aziende, organizzazioni, istituzioni ecc) che possono informare la comunità rispetto ai propri bisogni e aspettative.

Credo che i tempi siano ampiamente maturi per generare, insieme a questi attori, una piattaforma di innovazione partecipata che non si limiti a costruire “vetrine” espositive, ma sia orientata a sviluppare concreti strumenti di collaborazione (attraendo le necessarie risorse).

Noi cercheremo di fare la nostra parte, per cui… stay tuned!


E noi decisamente resteremo in attesa di scoprire le novità sui progetti, le attività e la piattaforma di innovazione partecipata suggerita dal prof. Gaggioli e dall’Università Cattolica.

Ringraziamo Andrea Gaggioli per averci illuminato su un ambito che in pochi conoscono, ma che a nostro parere rimane oggi uno dei più entusiasmanti e coinvolgenti dal punto di vista intellettuale ma soprattutto umano.

Certo, nello scoprire gli incredibili risultati che si è riusciti a raggiungere e, ancor più, nell’immaginare le affascinanti sfide che ci si pongono di fronte, non ci si può non sentire stimolati dal desiderio di affrontarle assieme e di vedere di persona il futuro a cui possono portare. Sperando che sia sorprendente come è stato quanto abbiamo vissuto finora.