Su come i festival del cinema possono cambiare il mondo: alla scoperta del Bolton Film Festival

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Intervista ad Adrien Barber, direttore del Bolton Film Festival, quest’anno alla sua terza edizione. Primo passo di un viaggio nel mondo dei festival cinematografici e del ruolo che rivestono a livello sociale.

(Immagine di copertina di Julie Lomax)


Nelle ultime settimane abbiamo tutti sentito parlare del Festival di Cannes e in pochi mesi sarà la volta della Mostra del Cinema di Venezia di cui anche ci siamo già ritrovati a parlare (qui e qui).

Entrambi i festival sono degli eventi meravigliosi ed entrambi hanno dimostrato negli anni una straordinaria capacità che è propria anche del cinema: quella di lasciare il segno non solamente in ambito culturale, ma anche in questioni sociali ed umane dalle quali siamo toccati tutti più o meno direttamente. Qualcosa che con l’OSFC (Osservatorio Sociologico sui Festival Cinematografici), progetto legato all’Università di Padova, ho avuto modo di approfondire con i colleghi di ricerca negli ultimi anni.

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Uno scioccante esempio di film dall’alto impatto sociale: The Look of Silence, documentario diretto da Joshua Oppenheimer e presentato a Venezia71

Questi festival, di cui tutti abbiamo sentito parlare, costituiscono solamente una piccola parte di ciò che viene offerto a livello internazionale in ambito cinematografico ed è quasi sorprendente scoprire il ruolo che occupano nel loro territorio. Ancora più sorprendente è rendersi conto di come questi eventi apparentemente minori e sicuramente meno conosciuti possono rappresentare delle buone pratiche da imitare, soprattutto quando si uniscono in rete per condividere la comune passione per il cinema e per creare in qualche modo un legame con il pubblico appassionato di cinema presente nei paesi più disparati che li ospitano.

Questo è ad esempio ciò che accadrà questo giugno al River Film Festival, festival italiano dedicato ai corti e al cinema indipendente, che si sta svolgendo in questi giorni e fino alla fine del mese a Padova, una città la cui qualità culturale e scientifica è ben dimostrata dalla presenza di una delle più antiche università del mondo, l’Università degli Studi di Padova.

Il River Film Festival, nel 2019 alla sua 13esima edizione, ospiterà proprio in questa occasione lavori provenienti da altri festival internazionali, con un approfondimento specifico su due di essi: il Bolton Film Festival e il Kinofilm – Manchester International Short Film Festival.

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La collaborazione con i festival inglesi nasce da una precisa comunione di intenti: la volontà di celebrare i talenti emergenti e la costante ricerca di nuovi sguardi autoriali all’interno del variegato panorama mondiale dell’audiovisivo.

Dal catalogo 2019 del River Film Festival

Incuriosita dalla cosa, ho contattato Adrian Barber, direttore del Bolton Film Festival e membro della giuria del RiFF19 – River Film Festival 2019 (a questo link potete trovare il programma). Con entusiasmo ha accettato di condividere con noi un insight sull’evento da lui creato e sull’importanza che il cinema riveste oggi nella società. Ecco quanto ci ha raccontato.

Intervista con Adrian Barber, direttore del Bolton Film Festival

Il Bolton Film Festival (BFF) è stato incluso nell’elenco dei Top 100 Best Review Festivals da Film FreeWay. Un riconoscimento importante che ci rende ancora più contenti di avervi come ospiti ad un evento italiano come quello del River Film Festival. Ci racconta come nasce il BFF?

Il festival è venuto alla luce grazie alla costruzione di un nuovo cinema a nove schermi nel cuore della città (di Bolton) – prima di quel momento immaginare un festival all’interno della città era praticamente impossibile. Come organizzatori ritenevamo che città provinciali come la nostra non dovessero sedersi culturalmente all’ombra delle grandi città; dar vita a questo festival ci è sembrato un modo efficace di prendere di petto la questione.

Quali sono state le sfide principali che avete dovuto affrontare nell’organizzare questo evento?

Ogni nuovo festival ha difficoltà legate ai finanziamenti in un primo momento: all’inizio è stato difficile venir presi seriamente, ma poi uno sponsor grosso si è unito a noi, convincendo così anche altri a darci fiducia e ciò ha portato, in tempi piuttosto brevi, ad attirare un serio sostegno finanziario.

Ho sempre saputo che per creare un festival di altissimo livello, non potevo affidarmi a scorciatoie o semplificazioni: alta qualità dei film, bei locali, attenzione all’ospitalità e ai premi… tutti elementi che ci hanno permesso di essere inclusi fra i 12 festival indipendenti più importanti dello UK, secondo la classifica stilata dalla rivista Film Daily. 

Chris Overton, regista vincitore dell’Oscar, ha affermato, parlando del vostro festival: “Ha un grande cuore; gli organizzatori sono super professionali e realmente interessati ai registi. Si riesce a percepire la loro passione”. La passione rappresenta la spinta fondamentale quando si cercano di realizzare eventi come questo. Mi chiedo: a suo parere che ruolo svolge il cinema in generale e il cinema indipendente nello specifico, oggi, nella nostra società? Pensa che abbia il potere di plasmare e influenzare le opinioni delle persone o è importante per ragioni completamente diverse?

E’ una bella domanda, che è davvero multisfaccettata: il cinema è certamente di più che semplice cultura e anche se è certo un priorità sostenere le carriere di quanti vi lavorano, è fondamentale che esso diventi anche un investimento che può aiutare città e quartieri che stanno soffrendo economicamente.

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Presentazione di Dog Shat Dan di Luke Bourne al Bolton Film Festival. Ph. Credits: Julie Lomax

Esistono studi di caso che mostrano come i cinema abbiamo riportato in vita i centri commerciali, aumentando in alcuni casi le presenze del 20%; le persone che si recano al cinema in questi luoghi fanno anche acquisti, e magari si fermano a bere e mangiare qualcosa nei dintorni: in questo modo i cinema riescono concretamente ad apportare un cambiamento ad una parte significativa di un paese o di una città. Ne è un esempio il Victoria Cinema di Curzon, nel centro di Londra.

E’ poi sicuramente vero che i film possano plasmare e influenzare le opinioni dei fruitori, ma è raro che in un film vengano discussi argomenti che non sono già stati in qualche modo sviscerati dalla televisione, dai giornali o sui social media. Ogni tanto succede, con film che poi tendono a fare notizia, ma per lo più penso che il senso del cinema sia l’idea di esperienza condivisa: guardare un film e poi prendere parte alla conversazione che ne seguirà.

A suo parere, c’è un tema ricorrente che attraversa la produzione cinematografica oggi e di cui i registi sentono il bisogno di parlare? E parlando di registi, come descriveresti la comunità formata dalle persone che oggi si occupano di cinema indipendente?

Ci sono sempre temi che attraversano trasversalmente i film – “l’amore, la rabbia, l’odio, la vendetta, la perdita, le risate, la solitudine”, ecc. – ma è certo vero che traspare anche l’argomento del momento. Negli ultimi anni ci si è concentrati sull’immigrazione e sui richiedenti asilo, ma il prossimo argomento che pervaderà la produzione inglese è destinato ad essere la Brexit. Finora al Bolton Film Festival ho avuto solamente due film che ne hanno parlato (a/n: come “British by the Grace of God” di Sean Dunn, si veda il Tweet sotto), ma aspetto al varco la produzione che ci accompagnerà nei mesi che verranno.

Penso che la comunità dei cineasti sia forte e si stia solo che rafforzando. I cineasti si sono sempre goduti la compagnia l’un dell’altro attraverso serate dedicate ai film e festival cinematografici, ma i social media stanno facendo la differenza oggi: io stesso mi stupisco di quante porte mi siano state aperte attraverso le e-introduzioni (presentazioni via e-mail) e so che è così per molti altri cineasti che abbracciano i social media.

Il Bolton Film Festival presenta una serie di premi interessanti. Uno, in particolare, potrebbe essere rappresentativo dei tempi in cui viviamo: l’Audience Award. Ci racconta qualcosa in merito?

Quest’anno presentiamo il premio per la prima volta. Ne ho parlato un po’ in giro e ho scoperto che è un tipo di premio che i filmmaker apprezzano particolarmente, anche se ho sempre avuto la percezione che nel farlo si rischi di incappare in una certa debolezza legata al sistema di voto. Ad esempio, una grossa proiezione del venerdì o del sabato è probabile che ottenga più voti di un film proiettato il martedì mattina. Ho studiato una serie di festival e finalmente credo di aver trovato un sistema che possa essere in qualche modo equo e indipendente dall’ora del giorno e dalle dimensioni di pubblico che il tuo film attrae.

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Una bella immagine dell’audience al Bolton Film Festival scattata da Matthew Nuttall

Al Bolton Film Festival non abbiamo solamente film, ma anche panel, possibilità di incontrarsi e fare network, feste. Mi domando: quale fra questi elementi considera il vero punto di forza del vostro evento?

Innanzitutto bisogna iniziare dai grandi film: i grandi film attraggono un grande pubblico e i cineasti non possono che amare la cosa. Tramite le conferenze, poi, puoi avvicinare durante il giorno un tipo di pubblico ancora diverso, fatto da studenti, giovani cineasti, freelancer e dai registi che si trovano al festival per presentare i loro lavori. E tutti finiscono per apprezzare la possibilità che viene data di fare rete perchè effettivamente un network è la cosa più importante che puoi offrire a dei filmmaker.

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Industry talks at Bolton Film Festival. Ph. credits: Joseph Richardson

So che l’anno scorso dodici progetti hanno preso vita grazie alle sessioni di networking perché la gente mi ha scritto per ringraziarmi dell’aiuto e per averglielo dato proprio facendo del networking. Le feste sono solo un altro aspetto di questo fare rete, con l’aggiunta di alcol, musica e risate. Prova a pensare ad un festival come ad una casa: tutte le parti che la compongono sono ugualmente importanti… i mattoni, le porte, le finestre, il tetto, il riscaldamento, i mobili… Se ti manca anche solo una di queste cose, sarà inevitabile notarne l’assenza.

Si parla parecchio di VR oggi. Che cosa ne pensi di questo medium e del suo rapporto con il cinema e lo storytelling?

Ho l’impressione che questo medium stia ancora cercando il suo posto e la sua audience ideale. Certo, li troverà, ma al momento la percezione è che si sia un po’ dispersi e poco focalizzati. Credo che quando piattaforme come Google e Youtube inizieranno ad integrarlo veramente nella loro struttura, allora sì che sarà possibile dargli una collocazione e una direzione più precise.

Audience e tecnologia: sulla sinistra, The Fifties in 3D del The National Archives UK.
Sulla destra, oculus crescent di Saurabh Datta

Al momento, comunque, non mi sembra che la virtual reality possa funzionare davvero ai festival perchè, come dicevo, un festival per me è l’idea stessa di un’esperienza condivisa. Tutto il pubblico inizia a vedere il film nello stesso momento e questo è qualcosa che nella VR non avviene, per lo più. Alcuni festival stanno creando un’esperienza condivisa di pubblico anche per la VR e questi saranno proprio i festival che avranno successo con la realtà virtuale a mio parere; ma è molto costoso offrire un’esperienza di cinema in VR e per questo motivo al momento ho preso un po’ le distanze da questa idea (a / n: riguardo la realtà virtuale e il suo ruolo nel campo dell’intrattenimento trovate qui la mia intervista con il produttore di storie VR Marc Guidoni)

Ultima domanda: avete progetti ulteriori per il Bolton Film Festival? Che cosa vi aspettate per il futuro di questo festival?

Il festival sarà di nuovo di tre giorni, ma presenterà un numero maggiore di partner. Gestiamo cinque sedi, dalla mattina alla mezzanotte, e questo implica che il pubblico abbia anche una più ampia possibilità di scelta riguardo cosa fare: conferenze e proiezioni di documentari su specifici temi, ma anche una giornata sull’SVFX con conferenze e proiezioni legate all’animazione. Offriamo poi talk relative alla distribuzione e alle vendite, prendendo in considerazione strumenti come Blockchain e nuove strade per i registi che sfruttino alcune innovative piattaforme che stanno emergendo. Faremo più masterclass e più proiezioni con Q&A rispetto alle precedenti edizioni. Non ci interessa ingrandirci ma piuttosto definirci meglio come evento – qualità, insomma, più che quantità.


Quest’anno il Bolton Film Festival si svolgerà dall’1 al 3 di ottobre al Cinema Light del Market Place Shopping Centre a Bolton (Lancashire, UK).

In attesa di questa terza edizione, il River Film Festival di Padova dà la possibilità a quanti fossero interessati di godere di alcuni fra i lavori più interessanti presentati negli ultimi due anni al BFF. Questa la selezione ufficiale:

Adrian Barber, inoltre, sarà al RiFF19 come membro della giuria che eleggerà i corti vincitori delle otto diverse sezioni.

Nell’attesa di conoscerlo di persona, lo ringrazio per aver condiviso questa entusiasta riflessione sul suo festival e sul cinema. La qualità di eventi come quello che ci ha raccontato è probabilmente il segno più evidente non solo delle competenze di quanti lavorano in questo affascinante settore ma anche più, forse, della loro coinvolgente passione.

Ci si vede tutti a Bolton il prossimo ottobre!


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